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L'insorgente non può inoltre essere creduto neppure quando afferma che la rappresentanza
della Repubblica federale di Jugoslavia a (...) ha riconosciuto a voce che non è
cittadino di detto Paese, ma della Bosnia-Erzegovina, e si è contemporaneamente rifiutata
di rilasciare una dichiarazione scritta al riguardo, attitudine che invero trova
ragionevolmente giustificazione, secondo l'esperienza generale della vita, solamente
nell'ipotesi contraria, ovvero del possesso della cittadinanza della SRJ. Pertanto, non
solo il ricorrente non è riuscito a provare che il passaporto emesso dalla autorità
della Repubblica federale di Jugoslavia non gli conferiva la cittadinanza, ma non è
neppure stato in grado di far sorgere seri dubbi sull'acquisizione della cittadinanza di
detto Paese.
Ad ogni buon conto dalle carte processuali emergono indizi seri, precisi e concordanti -
in assenza di una gerarchia tra prove dirette e prove indirette (o indiziarie) poiché sia
in relazione alle une che alle altre resta fondamentale l'attività raziocinante del
giudice - per ritenere che Y. ha acquisito una nuova cittadinanza, e dunque che non è
più possibile ragionevolmente di contare con la possibilità del contrario (cfr. F. Hohl,
Le degré de preuve, in: Festschrift für Oscar Vogel, Beiträge zum schweizerischen und
internationalen Zivilprozessrecht, Friburgo 1991, pag. 131 e relativi riferimenti).
e) Per quanto attiene alla seconda condizione di cui all'art. 1 C n. 3 Conv., non
risultano dalle carte processuali elementi di seria consistenza da cui dedurre che le
autorità della Repubblica federale di Jugoslavia vogliano perseguitare l'interessato per
uno dei motivi menzionati all'art. 3 LAsi o 1 A n. 2 Conv. (egli neppure lo ha preteso) o
non vogliano comunque garantirgli tutti i diritti derivanti dal rapporto di cittadinanza.
Peraltro, è risaputo che nella Repubblica federale di Jugoslavia non sussiste attualmente
una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga
nell'integralità del territorio l'insieme della popolazione. Al ricorrente non solo è
stato emesso un passaporto della SRJ, che sulla base degli atti di causa vi è ragione di
ritenere che abbia chiesto volontariamente (ciò che in assenza di un accordo bilaterale
tra la Bosnia-Erzegovina e la Repubblica federale di Jugoslavia dovrebbe e potrebbe avere
comportato o comportare la perdita della cittadinanza della Bosnia-Erzegovina) e che
comunque si è ben guardato dal rifiutare ed ha utilizzato senza remora, ma ha potuto
recarsi in più di un'occasione nella SRJ e risiedervi. L'affermazione secondo la quale il
suo nuovo passaporto sarebbe stato confiscato dalle autorità della SRJ al suo rientro,
non è corroborata da alcun elemento di seria consistenza. La CRA non |